Strumenti

GLI STRUMENTI

Nei secoli lo speziale prima e il farmacista poi hanno avuto a disposizione una varietà di “attrezzi del mestiere” per conoscere, riconoscere, ponderare, preparare, conservare, ostendere e curare. Le storie di questi strumenti si intrecciano con quelle degli uomini che li hanno inventati, maneggiati o che ne hanno tratto beneficio.

Il microscopio, inventato nella seconda metà del XVI secolo, permette di riconoscere le nuove droghe provenienti dai paesi extraeuropei.

Il suppositore è invece indispensabile per confezionare, in forme e dimensioni opportune, preparazioni farmaceutiche con sostanze medicamentose e materiali fusibili alla temperatura del corpo (burro di cacao, gelatina con glicerina…).

Il clistere, il cui uso è autorizzato solo dopo aver sostenuto un esame pubblico e una pratica di almeno quattro anni, è somministrato presso la casa dell’ammalato con l’aiuto di un giovane praticante e risulta perciò economicamente oneroso.

Con il boom economico della seconda metà del XX secolo gli strumenti curativi non sono più di esclusiva pertinenza del farmacista, ma si diffondono a livello domestico. Per esempio in molte case degli italiani compare l’apparecchio per aerosolterapia che riproduce artificialmente il processo di nebulizzazione, permettendo ai principi attivi di arrivare più in profondità nei polmoni rispetto alla tecnica tradizionale dei suffumigi o fumenti.

strumenti

 


 la bilancia

I farmacisti uniscono a un solido bagaglio di conoscenze teoriche una manualità artigianale che è indispensabile in laboratorio per miscelare erbe e sostanze naturali secondo antiche ricette, nel rispetto scrupoloso delle dosi consigliate.

La bilancia, strumento di precisione per eccellenza, risulta particolarmente curata dal punto di vista estetico, tanto da costituire, insieme ai grandi mortai e ai vasi più preziosi, la parte nobile dell’arredo delle spezierie.

Da un testo del 1700 apprendiamo che è fatto obbligo a tutte le spezierie d’Europa di adottare un solo sistema di unità di misura: “Libra si divide in dodici once, l’oncia in otto dramme, la dramma in tre scrupoli, lo scrupolo in venti grani”. Nella pratica però questo forse non si realizza, almeno in Italia, come attesta la notificazione dell’Imperial Regio Governo di Milano volta a eliminare proprio la varietà dei pesi farmaceutici in uso nel Lombardo-Veneto.

bilancia


LE FARMACOPEE

Già nell’antichità hanno larga circolazione testi che raccolgono e fissano gli studi e le teorie in merito ai farmaci e al loro impiego.

Le conoscenze del mondo greco-romano sono implementate dagli Arabi ma anche dai Persiani e dagli Orientali (indiani e cinesi).

Anche in questo campo la svolta decisiva avviene nel XV secolo con l’introduzione della stampa. Da quel momento è tutto un fiorire di edizioni (è il caso di Mesue) con i titoli di Antidotari, Dispensari, Ricettari, Formulari, Teatri…

Accanto alle farmacopee ufficiali, molti farmacisti tengono un ricettario privato con osservazioni, piccoli segreti  e preparazioni anche non strettamente farmaceutiche.

Nel corso dell’Ottocento, a seguito delle numerose guerre, si diffondono anche farmacopee ad uso militare.

libri


LE scatole e I vasi

La perfetta conservazione dei medicamenti e dei principi attivi è uno dei compiti più importanti delle farmacie. Nei secoli diverse tipologie di contenitori hanno soddisfatto questa esigenza, a seconda della natura della sostanza.

Le erbe medicinali, in foglie o in parti intere, vengono riposte in scatole di legno; i liquidi e le sostanze volatili in vasi di vetro o di ceramica, di diversa colorazione per evitare il contatto con la luce solare o per riconoscere il contenuto.

A partire dalla seconda metà del XX secolo l’industria farmaceutica propone confezioni più moderne, prima in metallo e poi in cartoncino.